Il progetto di ricerca

IL PROGETTO DI RICERCA

Il Progetto di Ricerca di interesse nazionale 2010-2011 PRIN “Territori post-metropolitani come forme urbane emergenti: le sfide della sostenibilità, abitabilità e governabilità’, finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca:

Esplorare

Esplora le principali aree urbane italiane, con particolare attenzione all’analisi dei processi di “regionalizzazione urbana” in corso, cioè al formarsi di regioni urbane nelle quali grandi città e centri di medie e piccole dimensioni interagiscono nella produzione della condizione urbana contemporanea in forme simili e al contempo diverse dal passato.

Indagare

Indaga criticamente tali fenomeni rispetto ai processi in corso a livello internazionale, con l’obiettivo di individuare la specificità del contesto italiano rispetto alle concettualizzazioni e esplorazioni offerte dalla letteratura internazionale e al contempo di contribuire al dibattito disciplinare a livello internazionale.

Riconoscere

Riconosce e tematizza l’emergere di nuove e plurali “questioni urbane”, cioè in che misura i fenomeni e processi in corso siano in grado di riprodurre l’offerta di abitabilità e urbanità associata tradizionalmente all’idea di città del XIX e XX secolo, o se tali condizioni siano state messe in tensione, se stiano deperendo o riproducendosi in modi inediti.

Riflettere

Riflette progettualmente sulle capacità dei territori post-metropolitani di rispondere alle sfide proposte dai processi in corso, con l’obiettivo di contribuire ad individuare fronti e scenari di innovazione nelle politiche e nell’agenda urbana nazionale e locale.

Nuove grandi conurbazioni, agglomerazioni, aree e regioni metropolitane

Di fronte a questa condizione la città è divenuta un oggetto ambiguo, la cui descrizione risulta particolarmente complessa poiché e sempre più difficile isolare il fatto urbano contemporaneo in termini stabili e definitivi da un eventuale intorno altro.

La letteratura internazionale evidenzia come tutto ciò che abbiamo storicamente associato all’idea di città sia da tempo sottoposto ad una vera e propria riconfigurazione, che coinvolge alcuni dei tratti tipici della “cityness” (Sennet, 2007; Brenner, 2000), in altre parole di ciò che consideriamo i caratteri propri dell’urbano, di ciò che rende tale la città, distinguendola da altre forme di vita associata.

Se infatti, come ricorda Giuseppe Dematteis, dimensione, densità ed eterogeneità costituivano per Wirth e per la scuola di Chicago i caratteri distintivi dell’urbano, i processi avvenuti dalla fine del XX secolo in Europa e negli Stati Uniti hanno progressivamente visto non solo modificarsi la dimensione territoriale ma anche prendere forma una città nuova, apparentemente meno densa e meno eterogenea (Dematteis, 2011) rispetto a quella del XIX secolo.

A fronte di queste dinamiche, la letteratura ha concentrato in primo luogo la propria attenzione sulla descrizione di nuove grandi conurbazioni, agglomerazioni, aree e regioni metropolitane (da Geddes, passando attraverso Gottmann, per arrivare a Peter Hall), producendo numerose interpretazioni delle nuove dimensioni di un urbano che ha assunto configurazioni inedite e problematiche, dalle megacities alle megalopoli dei paesi emergenti.

In secondo luogo, avanzando nuovi termini e concettualizzazioni quali quello di sprawl, la letteratura ha evidenziato come non solo la dimensione della città, ma la sua natura e identità siano andate profondamente modificandosi: la città risulta alla fine del Novecento frammentata, esplosa in una vera e propria moltiplicazione dell’urbano divenuto di fatto una categoria non più chiara e significativa (Amin &Thrift, 2005).

Alla esplosione sarebbe infatti corrisposta una altrettanto significativa dispersione e perdita di densità e eterogeneità: quella densità e quella eterogeneità che contraddistinguevano nettamente urbano da non urbano. Di fronte a questa condizione la città è divenuta un oggetto ambiguo (Martinotti), la cui descrizione risulta particolarmente complessa poiché e sempre più difficile isolare il fatto urbano contemporaneo in termini stabili e definitivi da un eventuale intorno altro.

A lungo tali processi sono stati interpretati dunque in termini di dispersione dei caratteri costitutivi della città centrale, riproducendo in questo senso un modello di lettura ottocentesco che contrapponeva il centro alla periferia, la concentrazione alla dispersione, l’eterogeneità alla omogeneità, la prossimità alla lontananza. In questo senso buona parte della letteratura che inizialmente ha fatto i conti con la cosiddetta nuova dimensione metropolitana non ha rinnovato realmente il vocabolario e il concetto di città, anzi lo ha di fatto esteso come griglia di lettura e giudizio a processi che da quel concetto iniziavano a prendere le distanze (Soja, 2011): si pensi a immagini quali quella della agglomerazione e della conurbazione, intese la prima come crescita attorno alla città compatta; la seconda come esito della saldatura di più agglomerazioni vicine, ma anche alla stessa idea di area metropolitana, di fatto basate ancora sull’idea di un rapporto di dipendenza gerarchica tra città centrale e i territori contermini.

Tali interpretazioni sono state messe recentemente in discussione da una serie di autori che da ormai un decennio propongono di ragionare in termini di “postmetropolitano”, guardando al dispiegarsi di processi di urbanizzazione regionale o meglio di regionalizzazione dell’urbano che appaiono contraddistinti da un superamento significativo di tali ipotesi interpretative, essi giungono a mettere in discussione alcuni degli assunti relativi proprio a quel rapporto tra città, dimensione, densità ed eterogeneità cui faceva riferimento Dematteis: “the emergence of a distintive new urban form, the extensive, polinucleated, densely networked, information-intensive and increasingly globalised city region (…), a policentric network of urban agglomerations, where relatively  high density are found throughout the urbanised region”.

In diversi saggi recenti il geografo americano Ed Soja infatti, prendendo le mosse dalla osservazione dei fenomeni urbani della West Coast, ma allargando lo sguardo al di fuori degli Stati Uniti, ha puntato l’attenzione su nuovi fenomeni socio-spaziali che sembrano avere cancellato o modificato profondamente il rapporto tra urbano e suburbano concettualizzato a partire da un modello prima urbano (Wirth) e poi metropolitano (edge cities, outer cities, exopolis, peripheral urbanization, postsuburbia, technoburbs, metroburbia (Garreau, 1991; Kling et al, 1991, Soja, 2000; Knox, 2008).

Saremmo di fronte non solo ad una nuova forma di città, ma anche a nuovi problemi, che osservati attraverso la lente del cosiddetto suburbano, ci costringerebbero a ripensare complessivamente la questione urbana contemporanea.

Tre gli epifenomeni di tale passaggio: l’appiattirsi e l’assottigliarsi del gradiente di densità urbana – laddove cioè appare sempre meno possibile affermare che la densità urbana diminuisca progressivamente con l’allontanarsi dal centro della città e difficile distinguere tra una città centrale densa e un territorio della dispersione urbana; l’erosione progressiva dei confini – laddove appare difficile distinguere con chiarezza non solo tra città campagna, ma anche tra urbano e suburbano – ; infine l’omogeneizzazione del paesaggio urbano pure all’interno di una crescente differenziazione e specializzazione del suburbano – laddove da un lato si assisterebbe alla presenza di paesaggi sempre più simili tra loro anche in territori tradizionalmente molto diversi, e al contempo a fenomeni di differenziazione, spaziale, sociale, economica, di quegli ambiti che tradizionalmente venivano genericamente identificati come suburbani e quindi privi di qualità e di quella differenziazione sociale che tradizionalmente veniva attribuita alla città centrale.

Tra gli effetti prodotti, secondo Soja da tali fenomeni, in primo luogo la scomparsa di differenze significative in termini di stili di vita tra contesto urbano e suburbano, con il delinearsi di diversi modi di vita (sub)urbani; in secondo luogo il ribaltamento della condizione urbana e postmetropolitana, e cioè il prodursi di un rimescolamento tra forme di suburbano in contesti tipicamente urbani e forme di urbanità in contesti tipicamente suburbani (è la definizione di exopolis fornita da Soja, 2000); in terzo luogo il combinarsi paradossale di forme di decentramento e ricentralizzazione, legato da un lato a processi di espulsione di alcune funzioni urbane in contesti periurbani, capaci di generare nuove centralità e di dare forma a nuove geografie ‘intra-metropolitane’; infine l’emergere di una nuova forma urbana, quella delle città regione sempre più globalizzata, ‘polinucleare’, ‘densamente reticolare’ e ad alta intensità di informazione.

A partire da queste ipotesi, appare possibile per Soja, identificare i tratti di una ‘nuova questione urbana’, l’emergere cioè di nuovi temi e problematicità del fatto urbano contemporaneo; dove ad esempio in particolare coesione sociale e sostenibilità dello sviluppo appaiono a rischio e oggetto di nuova necessaria attenzione. I processi di urbanizzazione regionale infatti sembrano avere per alcuni versi amplificato i problemi della città: i territori postmetropolitani sarebbero infatti contesti soggetti ad alta degradazione ambientale e polarizzazione sociale, generatori di nuove disuguaglianza e insostenibilità.

Dunque, saremmo di fronte non solo ad una nuova forma di città, ma anche a nuovi problemi, che osservati attraverso la lente del cosiddetto suburbano, ci costringerebbero a ripensare complessivamente la questione urbana contemporanea.

È possibile e con quali conseguenze assumere nel contesto italiano le ipotesi di Soja?

Ci troviamo anche in Italia di fronte a forme urbane in cui la densità assume nuove configurazioni, anche dove negli anni novanta si era diffuso un modello a bassa densità e alto consumo di suolo? Siamo ad esempio anche nel contesto milanese o veneto di fronte ad una città più densa – in cui quindi la questione della diffusione urbana e quella delle periferie devono essere oggetto di verifica, a distanza di alcuni decenni dai processi per la prima volta osservati negli anni novanta da autori come Boeri, Lanzani e Marini (Boeri, Lanzani, Marini, 1993) o Indovina (1990)? Siamo di fronte ad una città più articolata ed eterogenea fatta di diseguaglianze sociali e afflitta da rilevanti problemi ambientali, laddove negli anni novanta i territori della città diffusa si erano configurati come territori più omogenei, in cui la vita passava ad un ritmo più lento, lontana dai problemi della città e con una maggiore qualità ambientale? Siamo di fronte ad esempio ad una città più complessa e disomogenea, caratterizzata da differenziazione sociale o afflitta da rilevanti problemi ambientali – in cui quindi, “l’infinita complessità” teorizzata da Bonomi e Abruzzese nel 2004 (Bonomi, Abruzzese, 2004), in termini di riprodursi delle problematicità tipiche della città in luoghi non tipicamente urbani- è evidente e genera tensioni e contraddizioni rispetto alle aspettative degli abitanti, che spesso hanno invece cercato in questa nuova città in formazione una alternativa ai problemi della città tradizionale? Oppure il contesto italiano, indagato attraverso una esplorazione approfondita dei cambiamenti avvenuti negli ultimi due decenni, permette di proporre ipotesi alternative sulla città contemporanea, legate a diversi contesti culturali, sia in termini di organizzazione della società e della economia, di forme, ruoli e cultura della città e dell’urbano? (Roy, 2007).